Accedi 
Nome utente
 
Password
 
 
 
  Ricordami su questo computer   
 
|   recupera password   
 
|   registrati
Stampa 

Oro: nonostante la debolezza non ci sono ancora le condizioni per un cambiamento di trend

lunedì, 24 ottobre 2011
Bookmark and Share

Con il crollo registrato a partire dalla seconda metà di settembre, l’oro ha in parte riassorbito l’eccesso di ipercomprato degli ultimi mesi.

Da un lato il mercato ha finalmente realizzato che le correlazioni non funzionano per sempre o, perlomeno, che in alcune fasi di mercato potrebbero anche cambiare. Dopo mesi in cui l’oro continuava a toccare nuovi massimi a fronte di indici azionari in calo, il mercato ha infatti preso profitto.
Dall’altro lato che la teoria dei “vasi comunicanti” è sempre valida: dopo un violento calo della maggior parte delle classi di investimento, gli investitori sono stati costretti a vendere l’oro per coprire le perdite diffusamente realizzate.

Fonte Bloomberg: grafico dell’oro a 1 anno

Non bisogna però dimenticare che l’oro non è salito per oltre 10 anni di fila solo per una gigantesca bolla speculativa, come negli anni hanno ipotizzato investitori “arrabbiati” perché erano rimasti esclusi uno dei maggiori trend del secolo.
L’oro è salito per innumerevoli ragioni che andavano dalla scarsità dell’offerta, all’aumento della domanda, alla necessità delle banche centrali dei paesi emergenti di diversificare le riserve valutarie. Inoltre, dal momento in cui molte banche centrali hanno cominciato a stampare moneta dopo la crisi del 2008, l’oro è ridiventato il “bene rifugio” per eccellenza, anzi, una vera e propria “valuta alternativa”.

La domanda che attualmente dobbiamo porci è se oltre ad una momentanea sopravvalutazione dell’oro (dovuta anche agli acquisti tramite ETF degli investitori privati e istituzionali) e ad un ripetuto aumento dei margini da parte dei principali Exchange, sia effettivamente cambiato qualcosa di fondamentale.
La risposta è a nostro avviso negativa.
A parte una domanda sicuramente meno tonica a seguito della probabile recessione in molte aree geografiche, la quantità di oro offerta (estratta e commercializzata) è tendenzialmente sempre la stessa, perché nel frattempo non ci sono state rilevanti scoperte di nuovi giacimenti (da molti anni i nuovi giacimenti sono sempre più rari).
La situazione economica non è complessivamente migliorata; anzi, forse gli investitori richiedono maggiore “protezione”: da un lato ci sono rigurgiti di inflazione, dall’altro debiti pubblici sempre più elevati. Nel mezzo le banche centrali che hanno sempre meno libertà di azione. Dovrebbero combattere l’inflazione, ma in molti casi devono stampare moneta per aiutare il sistema bancario e gli stessi governi che, nonostante proclami contrari potrebbero “rifugiarsi” nell’inflazione per annacquare debito e deficit.
Infine ci sono le banche centrali dei paesi emergenti che continuano a comprare oro sul mercato, come emerge dai dati di agosto pubblicati dal World Gold Council.
In agosto la Bolivia ha comprato 7 tonnellate, la Tailandia 9,3, la Russia 3.6 il Taijikistan 1,9.
A fronte a 21,8 di tonnellate acquistate, ci sono state nel mese vendite complessive per 1 sola tonnellata (Repubblica Ceca, Messico e Mongolia).

Considerando che 1 tonnellata equivale a 35273,3 once e che il prezzo dell’oro all’oncia in agosto si è mosso tra $1600 e $1900 all’oncia, il corrispondente controvalore in acquisto delle banche centrali si può valutare tra 1,2 e 1,4 miliardi di dollari.

Concludendo, dal momento in cui le probabilità di un “sostanziale” cambiamento delle attuali variabili economiche (miglioramento del deficit e del debito dei paesi industrializzati) sono molto limitate, non riteniamo ci siano ancora le condizioni per un cambiamento strutturale del trend.
Come tuttavia possiamo notare dal successivo grafico settimanale, la distanza dalle medie mobili è ancora elevata: non saremmo perciò sorpresi se la attuale fase di debolezza dell’oro dovesse durare ancora per alcuni mesi.


Fonte Bloomberg: grafico dell’oro a 10 anni


JC & Associati Sim SpA nell’ambito della sua attività di ricerca in materia di investimento finanziaria, pur utilizzando metodi di previsione ritenuti attendibili e basati su analisi fondamentali e quantitative, declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze che dovessero causarsi, a chiunque ed a qualsiasi titolo, per l’utilizzo dei contenuti del presente servizio. La decisione finale di investimento spetta infatti all’investitore, sia privato o istituzionale, consapevole dei rischi connessi ad ogni forma di investimento sui mercati finanziari con particolare riguardo agli strumenti derivati. JC & Associati Sim SpA può avere un proprio specifico interesse, diretto o indiretto, collegato ai soggetti, ai valori mobiliari e alle operazioni oggetto delle analisi. Le performance passate inoltre non sono garanzie dell’ottenimento di uguali risultati in futuro. Per ulteriori dettagli consultare le Norme Contrattuali del servizio JC-Investimenti.


© 2010 JC & Associati Sim SpA - Tutti i diritti riservati
Sede Legale: JC & ASSOCIATI SIM S.p.A. Via A. Canova, 19/A - 20145 Milano ● C.F. e P.IVA 05733521008
CCIAA di Milano REA n. 1797902 ● Iscritta all’Albo delle SIM con Delibera Consob n. 16962 del 22/07/2009
Capitale Sociale Euro 241.000,00 i. v.
Aderente al Fondo Nazionale di Garanzia (Art. 62, comma 1, d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415) Cod. Identificativo SIM0389
Developed By bemils S.r.l.