Il rapporto di cambio Lira/Marco ci può dire qualcosa riguardo al futuro dell’Euro?
Con il crollo registrato a partire dalla seconda metà di settembre, l’oro ha in parte riassorbito l’eccesso di ipercomprato degli ultimi mesi.
Da un lato il mercato ha finalmente realizzato che le correlazioni non funzionano per sempre o, perlomeno, che in alcune fasi di mercato potrebbero anche cambiare. Dopo mesi in cui l’oro continuava a toccare nuovi massimi a fronte di indici azionari in calo, il mercato ha infatti preso profitto.
Dall’altro lato che la teoria dei “vasi comunicanti” è sempre valida: dopo un violento calo della maggior parte delle classi di investimento, gli investitori sono stati costretti a vendere l’oro per coprire le perdite diffusamente realizzate.
Fonte Bloomberg: grafico dell’oro a 1 anno
Non bisogna però dimenticare che l’oro non è salito per oltre 10 anni di fila solo per una gigantesca bolla speculativa, come negli anni hanno ipotizzato investitori “arrabbiati” perché erano rimasti esclusi uno dei maggiori trend del secolo.
L’oro è salito per innumerevoli ragioni che andavano dalla scarsità dell’offerta, all’aumento della domanda, alla necessità delle banche centrali dei paesi emergenti di diversificare le riserve valutarie. Inoltre, dal momento in cui molte banche centrali hanno cominciato a stampare moneta dopo la crisi del 2008, l’oro è ridiventato il “bene rifugio” per eccellenza, anzi, una vera e propria “valuta alternativa”.
La domanda che attualmente dobbiamo porci è se oltre ad una momentanea sopravvalutazione dell’oro (dovuta anche agli acquisti tramite ETF degli investitori privati e istituzionali) e ad un ripetuto aumento dei margini da parte dei principali Exchange, sia effettivamente cambiato qualcosa di fondamentale.
La risposta è a nostro avviso negativa.
A parte una domanda sicuramente meno tonica a seguito della probabile recessione in molte aree geografiche, la quantità di oro offerta (estratta e commercializzata) è tendenzialmente sempre la stessa, perché nel frattempo non ci sono state rilevanti scoperte di nuovi giacimenti (da molti anni i nuovi giacimenti sono sempre più rari).
La situazione economica non è complessivamente migliorata; anzi, forse gli investitori richiedono maggiore “protezione”: da un lato ci sono rigurgiti di inflazione, dall’altro debiti pubblici sempre più elevati. Nel mezzo le banche centrali che hanno sempre meno libertà di azione. Dovrebbero combattere l’inflazione, ma in molti casi devono stampare moneta per aiutare il sistema bancario e gli stessi governi che, nonostante proclami contrari potrebbero “rifugiarsi” nell’inflazione per annacquare debito e deficit.
Infine ci sono le banche centrali dei paesi emergenti che continuano a comprare oro sul mercato, come emerge dai dati di agosto pubblicati dal World Gold Council.
In agosto la Bolivia ha comprato 7 tonnellate, la Tailandia 9,3, la Russia 3.6 il Taijikistan 1,9.
A fronte a 21,8 di tonnellate acquistate, ci sono state nel mese vendite complessive per 1 sola tonnellata (Repubblica Ceca, Messico e Mongolia).
Considerando che 1 tonnellata equivale a 35273,3 once e che il prezzo dell’oro all’oncia in agosto si è mosso tra $1600 e $1900 all’oncia, il corrispondente controvalore in acquisto delle banche centrali si può valutare tra 1,2 e 1,4 miliardi di dollari.
Concludendo, dal momento in cui le probabilità di un “sostanziale” cambiamento delle attuali variabili economiche (miglioramento del deficit e del debito dei paesi industrializzati) sono molto limitate, non riteniamo ci siano ancora le condizioni per un cambiamento strutturale del trend.
Come tuttavia possiamo notare dal successivo grafico settimanale, la distanza dalle medie mobili è ancora elevata: non saremmo perciò sorpresi se la attuale fase di debolezza dell’oro dovesse durare ancora per alcuni mesi.
Fonte Bloomberg: grafico dell’oro a 10 anni
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