Il rapporto di cambio Lira/Marco ci può dire qualcosa riguardo al futuro dell’Euro?
Il seguente articolo è stato scritto da Nicolò Nunziata di JC&Associati SIM per il mensile online Morningstar Investor.
L’intera pubblicazione è dedicata agli ETF e si può trovare al seguente link:
http://www.morningstar.it/it/investor/default.aspx
PRO
Etf: perché sono a favore
Hanno rivoluzionato il modo di investire e moltiplicato le stategie di portafoglio.
Nicolò Nunziata
Un universo degli Etf progressivamente più ricco e variegato in termini di offerta permette all’investitore privato, esattamente come a quello istituzionale, di costruire strategie di investimento sempre più complesse e raffinate, indipendentemente dal fatto che l’ottica sia di trading o di portafoglio.
Le novità più rilevanti degli ultimi anni sono Etf rappresentativi dei singoli temi di investimento (acqua, agricoltura..), dei diversi stili di investimento (growth, value e high dividend), del debito sovrano dei paesi emergenti in valuta locale e, soprattutto, la possibilità di vendere allo scoperto sia senza leva che con leva finanziaria un numero considerevole di classi di investimento.
Inoltre all’interno della componente azionaria si è arricchito l’universo investibile con nuovi paesi e settori. In particolare sta diventando possibile addirittura incrociare un’area geografica con i settori preferiti (esempio infrastrutture e consumi non discrezionali in Asia).
La possibilità per un investitore privato di entrare sempre più in profondità nell’asset allocation, se le scelte di fondo sono mediamente corrette e coerenti con i propri obiettivi di investimento, permette di migliorare sensibilmente il rapporto rischio/rendimento del proprio portafoglio. Una maggiore diversificazione, potrebbe infatti tradursi da un lato in un maggiore contenimento della volatilità e quindi del rischio complessivo, dall’altro in rendimenti più elevati.
Strumenti multi-uso
Un’offerta ampia dell’universo Etf/Etc come quella attuale, permette quindi una forte libertà di scelta sia all’investitore istituzionale che privato.
Il primo potrebbe avere la necessità di “proteggere” una parte del portafoglio: sono disponibili Etf che vendono al ribasso diversi indici/settori azionari anche emergenti e Etf che in ambito obbligazionario vendono al ribasso i diversi segmenti della curva dei rendimenti in euro.
Considerando la elevata correlazione che esiste all’interno di ogni singola classe di investimento, si può quindi sempre trovare il corretto “proxy” da utilizzare.
Si potrebbe obiettare che alcuni fondi ben gestiti possono performare meglio di un Etf, che nel bene e nel male replica un mercato. Vero, ma all’investitore istituzionale non interessa una eventuale sovraperformance (possibile ma non probabile), bensì semplicemente di trovare uno strumento che rappresenti fedelmente una classe o una sottoclasse di investimento. Ad esempio l’Etf che investe sugli indici azionari delle cosiddette nuove frontiere, può aiutare non poco un portfolio manager. L’alternativa sarebbe infatti quella (poco praticabile anche da un punto di vista valutario) di trovare investimenti diretti in paesi come Pakistan, Egitto o Nigeria.
Una strategia interessante potrebbe essere quella di incrociare azioni con Etf e Etc: un investitore potrebbe comprare produttori di oro, petrolio e altre materie prime e, simultaneamente o successivamente, comprare l’Etc che vende allo scoperto la relativa materia prima. Normalmente le azioni di un produttore hanno una correlazione molto elevata con la rispettiva commodity; nondimeno se entrambe tendono a muoversi nella stessa direzione, l’intensità del movimento può essere estremamente diversa. Con una strategia del genere si può dunque puntare ad un successivo riallineamento tra le due tipologie di asset o si può più semplicemente proteggere una parte del portafoglio.
L’investitore privato grazie agli Etf può costruire un portafoglio che abbia tutte le potenzialità per soddisfare i suoi obiettivi di rendimento, una volta definite tutte le sue caratteristiche (entità del capitale, flusso di risparmio, eventuali spese programmate, propensione al rischio, età e orizzonte temporale di riferimento). Soprattutto, può procedere in modo “scientifico” definendo prima la asset allocation complessiva di portafoglio, poi in modo sempre più preciso e selettivo le singole classi di investimento.
L’elenco dei vantaggi di un Etf (la possibilità di acquistarlo in qualsiasi momento come un’azione, i costi contenuti soprattutto se raffrontati a quelli di un analogo fondo di investimento, la disponibilità presso ogni intermediario dell’intera offerta quotata sulla nostra borsa) che avremmo potuto elencare con stupore solo pochi anni fa, è oggi talmente acquisita e metabolizzata da apparire quasi banale.
Quello che a nostro avviso è veramente “innovativo” e straordinario, è la possibilità che un investitore privato che ben conosce l’universo di Etf disponibili, possa alternativamente trasformarsi in un sofisticato trader o in un fantasioso gestore di hedge funds.
CONTRO
Etf, perché sto attento a non bruciarmi
Sono da evitare gli strumenti che non si capiscono. Possono riservare cattive sorprese.
Nicolò Nunziata
L’Etf è uno strumento finanziario che ha enormemente aumentato la libertà degli investitori.
Un tempo tutti coloro che non avevano tempo e/o competenze sufficienti per decidere da soli, dipendevano principalmente dall’offerta di fondi della propria banca. Oggi con gli Etf non è più così.
L’insoddisfazione verso strumenti venduti più per modalità commerciali che per i risultati conseguiti, spiega almeno in parte il secolare flusso dai fondi agli Etf.
Scelte sbagliate
Ma questo strumento ha dei contro. Una maggiore libertà per l’investitore può presentare dei rischi: il primo è l’acquisto di prodotti non efficienti o peggio ancora non idonei al proprio profilo di rischio. Il pensiero va subito ad alcuni Etc ed Etf strutturati, in particolare quelli a leva 2. Nel primo caso l’investitore che, a nostro avviso correttamente, usa le commodity per decorrelare e diversificare il rischio di portafoglio, deve essere ben conscio che alcune materie prime hanno (strutturalmente o solo per alcuni periodi) la curva a termine in contango (i prezzi di alcune o di tutte le scadenze future sono superiori a quelli spot), il che vuole dire che lo strumento sistematicamente vende le scadenze vicine e compra quelle future che sono più onerose. Il caso del gas naturale è lampante; la cosa più drammatica è che tuttavia sia l’Etc “plain vanilla” che quello a leva, pur essendo stabilmente nei peggiori per rendimento, sono tra quelli che attirano maggiori capitali.
Analogo discorso per gli Etf o Etc che investono a leva sia sul lato rialzista che ribassista di un asset: se utilizzati con consapevolezza (ad esempio si copre una parte del portafoglio impiegando meno capitale di un Etf senza leva), possono essere utili. Senza la necessaria consapevolezza, raddoppiano i rischi.
In definitiva, questa tipologia di Etf o di Etc più “aggressivi” potrebbe provocare all’investitore privato danni maggiori rispetto ai tradizionali fondi. Noi ovviamente concordiamo che il problema non risiede mai nello strumento, ma solo nell’utilizzo inefficiente che si potrebbe farne. Tuttavia abbiamo anche la sensazione che una parte degli investitori che utilizza Etf strutturati o Etc, non abbia una gestione del rischio coerente con i suoi reali obiettivi di investimento.
Insidie
Tra i contro degli Etf possiamo citare, sempre soffermandoci su quelli a leva, il ricalcolo giornaliero della posizione, che in un periodo lungo può discostare sensibilmente la performance da quella dell’indice.
Un altro problema che si potrebbe riscontrare è l’ampiezza dello spread (differenza tra prezzo di acquisto e di vendita), che in alcuni casi può superare l’1%. Di norma un Etf è meno oneroso di un fondo. Tuttavia, se lo spread è elevato diventa fondamentale ipotizzare di tenere almeno 12/18 mesi lo strumento, altrimenti è inefficiente sul fronte dei costi. Qual è il motivo sottostante uno spread ampio e/o la limitata liquidità di un Etf? Le cause possono essere tante: in alcuni casi si quota su altre Borse uno strumento che ha successo su una singola piazza. Non automaticamente si crea liquidità anche sugli altri mercati. In altri casi il numero dei market maker non è sufficiente. Infine, ci sono casi in cui il market maker non vuole prendere rischi: se il mercato sottostante è chiuso (ad esempio l’Asia o gli Stati Uniti prima dell’apertura dei diversi Exchange), i market maker tendono ad allargare lo spread tra il bid e l’offer. Questo problema si può ovviare dirigendosi sulle case più affermate che, avendo più volumi e una maggiore massa in gestione, hanno anche più mezzi per “ridurre” l’onere di queste problematiche. In tal modo tuttavia si elimina o si rallenta la concorrenza, che è bene ci sia anche un mercato standardizzato come quello degli Etf.
Infine un aspetto da non sottovalutare è che per gli Etf più “innovativi” come quelli tematici, è importante analizzare le caratteristiche dell’indice sottostante. I componenti possono essere anche molto diversi. A seconda delle esigenze del singolo investitore un indice e quindi un emittente di Etf potrebbe essere da preferire agli altri.
Concludendo, la nostra opinione è che gli Etf siano uno strumento molto utile per l’investitore privato e che i pro siano decisamente superiori ai contro.
Nicolò Nunziata è responsabile dell'ufficio studi di JC&Associati Sim.
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